FATTORE TEMPO NELLA DIAGNOSI

Come arrivare a una diagnosi precoce

L’impossibilità di poter arrivare precocemente a una diagnosi di microcitoma e iniziare quindi il trattamento terapeutico in un breve lasso di tempo è un problema concreto che affligge la medicina contemporanea.1
L’individuazione di una metodica strumentale e/o molecolare che consenta di diagnosticare il microcitoma in stadio precoce si ripercuoterebbe su outcome e prognosi più favorevoli.1
Tra l’altro, data l’assenza di segni e sintomi che siano caratteristici della patologia, si finisce spesso con utilizzare più metodiche diagnostiche che non fanno altro che allungare il tempo necessario ad arrivare alla diagnosi.2
Uno studio condotto recentemente in Italia ha riscontrato che dall’insorgenza dei sintomi trascorrano dalle 10 alle 12 settimane per ottenere un risultato diagnostico.2
Negli anni sono state sperimentate diverse tecniche strumentali per una early-detection del microcitoma, tuttavia nessuna di esse è riuscita nell’intento. La tecnica ideale dovrebbe essere in grado di individuare l’SCLC in uno step precedente a quello che si riesce a  individuare con TC a basso dosaggio.3
Una delle strategie da applicare per accorciare i tempi di diagnosi è quella di non sottostimare i sintomi, soprattutto quelli dei fumatori; spesso, infatti, si tende ad associare la tosse o la dispnea allo status di fumatore di lunga data del soggetto o si ricollegano a infiammazioni generiche.4

In accordo con le linee guida NCCN (National Comprehensive Cancer Network), l’iter diagnostico strumentale del microcitoma inizia con la TC con mezzo di contrasto in sede toracica, addominale e pelvica.5 Prosegue con una PET, a discrezione del clinico, dalla base del cranio fino a metà coscia per avere un quadro più chiaro delle eventuali sedi di disseminazione e/o per meglio definire la stadiazione della massa.5 L’ultimo esame ad essere effettuato è la risonanza magnetica (MRI) a livello cerebrale per indagare eventuali metastasi intracraniche.5

Unendo questi tre approcci si riesce ad avere un quadro diagnostico piuttosto accurato sia della dimensione del tumore che dei diversi distretti corporei coinvolti nella disseminazione neoplastica.
La classificazione dell’istotipo tumorale, SCLC, viene invece effettuata mediante esame istologico su campione proveniente da escreto o da agoaspirato.6 In base alle informazioni fin qui ottenute si differenzia quindi il microcitoma in stadio esteso o stadio limitato, in accordo con il sistema di stadiazione dell’Association for the Study of Lung Cancer (IASLC).6

Perché le metodiche di screening non funzionano nel microcitoma?

L’elevato tasso di proliferazione cellulare dovuto all’aggressività intrinseca, una fase preclinica molto esigua che lo porta a disseminare in tempi piuttosto brevi e una percentuale di ricadute alquanto importante, sono i fattori chiave che fanno dell’SCLC un tumore inappropriato per i programmi di screening.7 L’attiva proliferazione delle sue cellule, infatti, fa sì che nel momento in cui il tumore viene diagnosticato sia già in stadio avanzato e abbia disseminato in distretti differenti da quello primario. Le linee guida AIOM riportano microcitomi estesi al momento della diagnosi in una percentuale del 60%.6

La TC a basso dosaggio (LDCT) si è dimostrata inefficace come metodica di screening in quanto non permette di diagnosticare il microcitoma prima che esso abbia disseminato in altri distretti corporei.3 C’è inoltre il rischio concreto che la LDCT individui masse anomale, spesso nemmeno riconducibili a una neoplasia.4

Alla luce di tutto ciò, per poter concretamente pensare a una riduzione della mortalità mediante screening, bisognerebbe mettere a punto una metodica che permetta una early-detection del microcitoma in uno stadio precedente a quello che viene individuato dalla TC a basso dosaggio.3 È opinione comune nella comunità scientifica che il momento ottimale di diagnosi sia prima che i noduli siano visibili tramite TC.3

Tuttavia, nonostante le difficoltà nella strutturazione di un programma di screening che sia efficace per il carcinoma polmonare a piccole cellule, un recente trial clinico americano (National Lung Screening Trial6) ha dimostrato che, sottoponendo a screening con TC a basso dosaggio una popolazione di soggetti considerati ad alto rischio di sviluppare una neoplasia polmonare (55-72 anni, fumatori o ex-fumatori), seppur con gli svantaggi intrinseci della metodica, si è riusciti a diminuire del 20% la mortalità per tumore polmonare (generale, non limitata a SCLC) rispetto alla diagnostica effettuata mediante Rx.6 Lo studio ha inoltre giudicato i noduli un fattore critico per l’efficacia di un programma di screening e consiglia di effettuare l’analisi della situazione nodulare mediante analisi del volume del nodulo, unitamente a un metodo specifico per valutare il tempo di raddoppiamento. La maggior parte degli studi scientifici europei in materia di screening del tumore polmonare ha inoltre fissato a 1 anno l’intervallo di screening.6

E in Italia? Le linee guida europee in materia di screening polmonare sono state recepite con la strutturazione di un programma multicentrico a livello europeo (4-IN-THE-LUNG-RUN6) che recluterà 25.000 soggetti ad alto rischio e li sottoporrà a screening mediante LDCT associata alla valutazione di biomarcatori per una diagnosi basata anche sul rischio individuale.6 Tuttavia, attualmente non sono ancora state pubblicate linee guida italiane per lo screening del tumore polmonare. Si attendono ulteriori direttive in merito a:6

  • Protocollo di acquisizione delle immagini tramite TC
  • Metodologia di analisi del nodulo polmonare
  • Intervallo di tempo ottimale da analizzare

Riferimenti:

 

  1. Harris K. et al. Clinical Medicine Insights: Oncology 2012:6 199-203
  2. Paratore C. et al Italian survey on unmet medical needs in small cell lung cancer (Ulysses) – AIOM abstracts 2020 – SAGE journals
  3. Thomas A. et al. Chest. 2018 Dec;154(6):1284-1290
  4. Guidelines American Cancer Society – Small Cell Lung Cancer Early Detection, Diagnosis, and Staging
  5. Linee guida NCCN – Small cell lung cancer V.1 2021
  6. Linee guida AIOM 2020 – Neoplasie del polmone
  7. Cuffe S. et al. J Thorac Oncol. 2011

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